Asperghen, quella roba lì

AUTISMO1

Viviamo nell’epoca delle informazioni approssimative in formula compressa. Che siano vere o fasulle, poco importa, l’importante è che girino. E più sono brevi e concise, più sono leggere, più girano facilmente. È anche l’epoca in cui, grazie agli avatar, è diventato facile dire la propria, non bisogna nemmeno uscire di casa per andare al bar. Insultare, quello è diventato facilissimo. Non ci metti il nome e nemmeno la faccia, un nickname ti garantisce l’anonimato: un vero invito a nozze, per molti.

Però se stai fuori da Internet, nella vita “reale”, qualche accortezza la devi ancora adoperare, tipo non andare su un palco, così come quel personaggio che non si capiva bene se in qualità di comico o di politico (e comunque in entrambi i casi faceva pena) ha buttato all’aria quelle idiozie, con noncuranza, ché tanto non c’è bisogno di sottilizzare. Si sa, no?, chi sono gli autistici. Quattro risate e via, tutti a casa.

Non mi sembra che sia il caso di perdere il tempo a ricambiare gli insulti con un individuo del genere. Uno così non merita attenzione più di tanto e le risposte eleganti di alcuni ragazzi Asperger bastano da sole a far emergere tutta la sua miseria. In particolare mi è piaciuta molto quella di Marta e Andrea, che riporto qui in fondo.

E chi non si può difendere? Penso agli autistici più gravi, quelli che non riescono a esprimersi, e a quelli più giovani, anche se, in realtà, la questione non è solo limitata all’autismo e riguarda tutti coloro che presentano una fragilità, di qualsiasi natura essa sia e sono esposti al ludibrio gratuito di categorie umane inqualificabili.

Per fortuna spesso ci sono dei famigliari ad assorbire i colpi, e a difenderli dai brutti gesti e dalle male parole.

Lo sproloquio offensivo dell’altro ieri è eclatante in quanto uscito da un personaggio che, per sciagura, occupa i palchi. Purtroppo il più delle volte gli insulti, le insinuazioni, le battute infelici, si incontrano in strada, nei negozi, nei locali. Ed è per questo che, personalmente, cerco di contenere Dorothea, se siamo in ambienti in cui c’è gente che non conosciamo. Lei è portata ad andare incontro a questa o a quella persona, è il suo modo di mappare il territorio, ma, al di là della necessità di aiutarla a stabilire un confine, temo le eventuali esternazioni che le persone contattate si sentiranno autorizzate a fare. Non sempre sono incoraggianti. Qualche settimana fa un tipo alla cassa di un supermercato, con un sorriso ebete, si è preso la libertà di chiedermi, mentre metteva il latte sul nastro trasportatore: “Perché non la porta a Lourdes?”. Avrei potuto rispondere: “Ma a Lourdes vacci tu” e invece ci sono rimasta secca. L’oscenità di quelle parole mi era rimasta impressa come un’impronta di fango maleodorante, difficile da cancellare. Nemmeno dentro l’abitacolo dell’automobile mi sentivo al sicuro. L’oltraggio, la violenza era compiuta. Dorothea canticchiava, felice di ritrovare il suo spazio e tornare a casa, e quella cosa almeno era un sollievo.

L’ignoranza, si dice, è una brutta bestia. E come ignoranza non intendo il non disporre di informazioni, che è accidentale, ma qualcosa di ontologico, piuttosto una deficienza appagata di sé. Chi si scopre ignorante è intelligente e quindi va ad informarsi. I deficienti appagati di sé hanno la presunzione di aprire bocca e dire quel cavolo che gli salta in mente. Difficile farli stare zitti, a questa deficienza fa compagnia l’arroganza.

Credo che il modo più giusto per ribattere sia contrapporre l’intelligenza, come quella della elegante risposta di Marta e Andrea, e la conoscenza.

A chi non condivide la sorte con una persona autistica suggerisco le lettura de “L’autismo spiegato ai non autistici”. Di Brigitte Harrison e Lise St-Charles. Molto snello, va dritto al punto ed è di facile lettura.

Oppure si può fare una full immersion pratica, come consiglia il mio amico Nicola, che a quelli che sproloquiano di autismo propone: “Vieni a casa mia una settimana, poi magari ne riparliamo”.


Illustrazione di Aoife Dooley


 

Lettera aperta di due giovani Asperger a Beppe Grillo.

Gentile Sig. Grillo,

Siamo Andrea e Marta, amministratori della pagina Istituto di Provvidenza Grammaticale. Siamo due ragazzi laureati, ventenni, lavoratori. E Asperger. Date le sue dichiarazioni, riteniamo necessarie alcune puntualizzazioni, forse proprio in virtù della condizione che viviamo quotidianamente e che lei, ieri, ha avuto modo di denigrare in pubblica piazza, fra le risate dei suoi… supporter (?). Cominciamo.

La sindrome di Asperger non è una “malattia nevrotica”; in effetti, alcuni ricercatori sostengono che tale sindrome si configuri solo come uno stile cognitivo differente dalla media della popolazione.

“L’autismo non lo riconosci”. È vero, i casi in cui l’autismo non è riconoscibile, però, sono determinati dal fatto che il soggetto autistico è riuscito, a costo di un grande sforzo, a sviluppare delle strategie di adattamento ad un comportamento neurotipico, che ad oggi risulta essere maggioritario. Il costo di tale adattamento è a lei sconosciuto… e come risulta evidente dalle sue dichiarazioni, non avverte l’urgenza di comprenderlo.

“L’autismo è la malattia del secolo”. Le sfugge una differenza fondamentale fra “epistemologia” e “ontologia”. Il fatto che la sindrome di Asperger sia stata identificata recentemente non significa che prima questa non esistesse. Sono concetti difficili, ce ne rendiamo conto. Confidiamo nel fatto che uno dei suoi filosofi Asperger possa agevolmente spiegarle questa differenza.

“Per esempio è la sindrome di Asperger” non si dice, è grammaticalmente scorretto. “C’è pieno di questi filosofi” anche.

“…non capiscono che l’altro non sta capendo”. Indubbiamente, alcuni Asperger possono riscontrare delle difficoltà nella comprensione dell’altro. Sfortunatamente, noi due l’abbiamo compresa molto bene. Come l’esempio dimostra, a volte comprendere il prossimo non è affatto qualcosa di positivo. Tuttavia, come la nostra pagina dimostra, a volte gli autistici sanno farsi comprendere e sanno anche far divertire. Talvolta meglio di alcuni comici.

“…fanno esempi che non c’entrano un ca**o con quello che sta dicendo”. La invitiamo a non generalizzare; se ha riscontrato qualche problema nella comprensione dei quesiti posti nella rivista “Settimana Enigmistica”, questo non vuole necessariamente dire che essi siano sbagliati o fuori luogo. Come l’esempio suggerisce, talvolta la mancata comprensione non è dovuta a carenze espressive del nostro interlocutore, ma ad una nostra carenza cognitiva.

“…hanno quel tono sempre uguale”. Io (Andrea) studio doppiaggio. Sono discretamente bravo e spero di intraprendere questa carriera in un futuro. Ritengo addirittura che la mia capacità espressiva sia direttamente legata alla mia forma d’autismo. Come questo caso può dimostrarle, generalizzare è sempre sbagliato.
Ad ogni modo, nonostante alcuni Asperger abbiano problemi in tal senso, non vediamo l’aspetto comico di tutto ciò. Riteniamo preferibile un tono monocorde al fatto di urlare e sudare come maiali durante l’esercizio della propria professione.

In ultima istanza, ci siamo sentiti profondamente offesi da quanto lei ha dichiarato. C’è una sostanziale differenza fra noi e lei. Noi abbiamo affinato, con grande impegno, le nostre capacità di interazione con gli altri. Siamo perfettibili e, aggirati gli ostacoli che caratterizzano la nostra condizione, non restano che aspetti indubbiamente positivi.
Lei no, non è perfettibile.

Andrea e Marta
Amministratori IPG

4 Comments

    1. Ciao Donatella piacere di conoscerti! grazie mille del tuo riscontro mi fa molto piacere. Ho dato uno sguardo al tuo sito e al tuo blog e mi sembra davvero molto interessante, questa sera ci tornerò con più calma. Un caro saluto e a presto. Wabi

      Piace a 1 persona

  1. ciao Wabi, non ascolto mai quello che dice il comico di cui sopra, quindi non so cos’abbia detto, ma preferisco non sapere; comunque la risposta dei ragazzi è molto bella.
    Conosci il libro Il Bambino Irraggiungibile di Manuel Sirianni?
    Sicuramente si, io l’ho trovato molto interessante.

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    1. ciao Cara, non ti sei persa niente da parte del comico. Meglio per te, non era affatto gradevole… Il libro di cui parli l’ho letto, ma sai, mi ha lasciato perplessa. Non riuscivo a coglierne il significato, forse è un mio limite o una difesa, ma mi sentivo insensibile e anche un po’ cinica, poi ho raccolto riscontri in giro (tra i genitori “autistici”) e mi sono resa conto che non ero la sola a vederla così. C’è chi, come Gianluca Nicoletti, ci è andato giù molto pesante, forse conosce dinamiche a me estranee. Buona notte! 🙂

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