Vacanze chilometri zero

chilometri zero

Veramente non proprio. C’è l’antefatto del viaggio di andata, per raggiungere la Val di Fiemme ce ne sono voluti quasi quattrocento, ma una volta a destinazione le nostre ferie sono diventate davvero a chilometro zero. L’auto sta parcheggiata davanti alla casa, usiamo le gambe per spostarci.

E non c’è nulla di programmatico in questo, dapprincipio solo quello che per me era piuttosto uno stato di necessità: in questi giorni Dorotea non tollera la presenza di molte persone attorno a sé. Forse è solo stanca e dopo un anno di Milano ne ha anche tutti i diritti di starsene tranquilla, da parte mia non posso che assecondarla. L’unica cosa cui non mi presto è infilarmi nel guardaroba dove lei mi vorrebbe a farle compagnia.

Ho così smesso di consultare l’oracolo del vademecum APT con il caleidoscopio di attività proposte, dalla mungitura delle mucche al confezionamento di cuori con la lana alla degustazione di miele e marmellate. Piuttosto, prendiamo i sentieri dietro casa: lì siamo certe che non troveremo nessuno, a parte qualche contadino locale che va a falciare l’erba. Ci fanno compagnia alcuni amici che come noi sono venuti qui in cerca di pace.

Per fare la spesa scendiamo al negozietto della famiglia cooperativa al centro del paese. Il vantaggio della grande distribuzione è soppiantato dalla confidenza con le cassiere del paese, bionde tutte e due e con la matita azzurra attorno agli occhi. Tra di loro parlano in dialetto. Già al secondo giorno salutavano Dorotea per nome, in un momento in cui non c’era ressa per pagare, una di loro l‘ha fatta anche accomodare sulla sua sedia girevole. Un lusso che a Milano ci concede solo Mirko, il cassiere di Natura Sì.

Il pagamento della tassa di soggiorno ci darebbe l’accesso gratuito a tutti gli impianti. Ma evitiamo di ricercare una piazzola in un parcheggio affollato e di metterci in coda per entrare nella cabinovia. Per alzarci di cento metri e piazzarci su un prato anche qui bastano le gambe. Nessuna attesa alla malga per un piatto di affettati o dei canederli burro e salvia. Il nostro zaino all’occorrenza ha tutta la disponibilità di una intera dispensa.

Dorotea si accovaccia ai piedi di una fontana e canta qualcosa che le ispira la musica dell’acqua. Si appoggia al tronco di un larice che chiama “signora”, appoggia al tronco una pigna raccolta da terra e dice “questo è il suo naso”. Raggruppa in un mucchietto ramoscelli e pigne e pezzetti di corteccia per preparare un minestrone fatato. Di rientrare nell’appartamento, che ormai al terzo anno sentiamo un po’ come la nostra casa, non ne avrebbe mai voglia.

È una vacanza che ha piuttosto del ritiro. Forse è una vacanza per davvero.


Illustrazione di Jin Xingye

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