Spazio per crescere

future

In principio erano le confidenze ovattate del corso di preparazione alla nascita. Poi fu il conversare alle feste di compleanno e alle merende, alternato a discussioni più o meno animate durante le riunioni scolastiche. Occasioni in cui ho avuto modo di conoscere quella parte di me che è la madre diversamente normale. I dubbi, le domande, le richieste degli altri genitori miei coetanei (di solito madri), nascono da ansie o insicurezze anni luce lontane dal “mondo Dorothea”, tipo considerazioni sulla necessità di un programma di pregrafismo o la soluzione di un compito di matematica nel fine settimana. Quello che per qualcuno costituisce un problema da affrontare per me spesso rappresenta il lato prosaico e tuttavia tangibile della cosiddetta “normalità”. Chiaro che preferirei di gran lunga trovarmi anch’io, la domenica, a postare una foto del quaderno di mia figlia e chiedere: “secondo voi che cosa vuole il maestro Mario?” . Non voglio però rivangare cose passate, di quando il fantasma della normalità non mi dava requie e avevo aperto questo blog come laboratorio di consapevolezza, portando avanti riflessioni tra savoire faire ironico e atteggiamento yogico, ma generate da cosmici schianti e tante karmiche pedate nel sedere. Ho fatto un balzo in avanti: sono persino diventata rappresentante di classe, portavoce anche delle richieste di quel pianeta che conosco per sentito dire. In questi anni sono cresciuta anche io, mica solo mia figlia. Ciò che mi richiede più attenzione adesso non è pensare a come Dorothea non sia, ma a come lei è e come sarà. Questa sì è materia da ponderare: che cosa avverrà, quando da bambina fuori dalle righe, simpatica e a volte irresistibile nel suo modo di essere, diventerà ragazza e quindi donna?

Altre riunioni di genitori, altre realtà. Quelle del mutuo aiuto genitoriale, e lì che sono entrata in contatto con situazioni molto più complicate e delicate della nostra, e dove spesso i miei pari sono alle prese con figli più grandi di Dorothea. Ascoltando i loro racconti mi diventa chiara una cosa: quando il ciclo della scuola finisce si apre un territorio incognito, a metà tra la steppa e la brughiera. Che spazio offre il mondo a chi, almeno apparentemente, non ha prospettive per ricoprire un qualsiasi tipo di ruolo nella società?

Se un genitore non lascia mai la postazione di vedetta, nemmeno al sopraggiungere dei nipoti, un genitore “diversamente nomale” (lo si diventa, spesso, per proprietà transitiva) non solo deve rimanere vigile agli avvistamenti, ma deve scendere in campo e darsi da fare.

Sabato scorso alle 10, sedevo in una stanza con almeno un centinaio di persone, tra padri e madri, molto più anziani di me. Ero alla riunione di Allegromoderato, l’associazione con cui Dorothea fa musica. Di Allegromoderato ho già scritto in un altro punto del blog (https://wordpress.com/post/baciamipiccina.com/1157). I fondatori di questa onlus non si occupano propriamente di musicoterapia, vogliono creare i presupposti perché anche i “diversamente abili” possano fare musica: eseguirla e, perché no, crearla. Hanno anche istituito degli interventi di animazione musicale dei reparti di pediatria di alcuni ospedali in cui a intrattenere il rapporto con i bambini, sono dei musicisti diversamente abili.

Marco, il presidente, per quello che è riuscito a mettere in piedi nel giro di pochi anni, è stato anche insignito di un alto riconoscimento dal Presidente della Repubblica, ma se tu gliene parli fa spallucce, come dire che le cose davvero importanti sono altre, tipo trovare uno spazio più grande dove trasferire la scuola e la sede dell’orchestra che adesso è ristretta nel seminterrato di una palazzina. L’orchestra è il vero motivo per cui ho portato lì Dorothea, per “concertare: entrare con il suo assolo, ascoltare, unirsi agli altri. Che sono poi i fondamenti di una buona intesa e relazione con il resto del mondo. La “propedeutica orchestrale”, come la chiamano ad Allegromoderato, la dovrebbero far diventare disciplina scolastica. Chiamatela terapia, chiamatela semplicemente musica, lei si diverte. Mi piace pensare che, se il suo trasporto per la musica crescesse con lei, un giorno potrebbe anche entrare a far parte di questa orchestra costituito per metà da musicisti speciali e per l’altra metà da professionisti.

Gli studenti aumentano sempre più, e lo staff di Allegromoderato sta pensando anche di attivare altri percorsi legati alla musica, ma la ricerca di una sede più grande non è per niente facile. Le autorità comunali nicchiano, i canoni di affitto dei privati sono alti, e inoltre storcono il naso quando vengono a sapere dell’attività si vorrebbe svolgere all’interno delle loro proprietà. E non solo per la musica, che può creare disturbo.

Crescere è un’incognita, ma anche una spinta, qualcosa cui non puoi resistere. Marco, nel delineare i programmi di un Allegromoderato più ampio nell’offerta, porta esempi di altre attività di cultura e spettacolo proiettate sull’inclusione del diversamente abile, e volte non solo a creare un momento di svago, ma anche a costituire uno sbocco professionale. Mi si allarga il cuore a immaginare che ci siano persone come i “visionari” di Allegromoderato, capaci di concepire prospettive di questo genere. E questo non succede solo a me, che sono madre di una bambina della seconda elementare, ancora in crescita e che ha ancora spazio per rafforzare e ampliare le sue abilità. I genitori che mi siedono accanto, padri e madri di ragazzi e ragazze di venti e trent’anni, si animano, si alternano con varie proposte per la ricerca di immobili. Chi propone di fare un sit-in in davanti al comune sensibilizzare il sindaco sulla questione e ottenere in tempi rapidi l’affitto di certi locali che sarebbero più che adatti, chi prospetta di acquistare addirittura una sede con un’ottica di investimento economico. E io, che cosa posso fare? Un modo di contribuire lo troverò, magari partendo già da queste righe. E se qualcuno di voi avesse qualche idea da suggerirmi, sarei ben contenta di ascoltarlo.

Forse il sentimento più forte che provo nel trovarmi in questa adunanza, ora, nasce dal fatto che la prospettiva di un’”accademia” delle arti musicali rivolta ai diversamente abili sia una ricchezza e una speranza non solo per chi potrebbe frequentarla, ma per tutti, anche per chi non ha direttamente a che fare con storie di “disabilità”.

Siamo concentrati in questo seminterrato, un germoglio che cerca la strada verso il cielo. Spingeremo verso l’altro, faremo in modo di sbocciare in fiore e dare frutti.

Vai Dorothea, nel mondo c’è spazio anche per te.


per saperne di più su Allegromoderato: http://www.orchestraallegromoderato.it/

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