Per Elisa

ElisaI primi giorni di settembre le arriva la carrozzina e mamma e papà festeggiano come chi ha appena tolto le rotelle alla bicicletta. E davvero la carrozzina era necessaria, non tanto perché alle elementari non ci si può andare in passeggino: è che le sue ossa si allungano, anche se i muscoli rimangono sottili perché inutilizzati. E poi ci vuole una seduta comoda per passare tante ore ad apprendere.

La carrozzina, compagna di scuola, e non solo. La carrozzina che nemmeno i gradini riescono a fermare, e nemmeno gli ascensori troppo stretti che devi star lì a capire l’enigma di entrarci, come in un gioco di scatole cinesi, solo che questo non è un gioco.

Ma papà e mamma sono un mago e una fata, e aggirano tutte le barriere, con la bacchetta magica delle braccia, dell’ingegno e una forza che non viene mai meno, neanche quando gli occhi si velano. Bisogna girare girare, come lungo un viale di cemento che passa attorno a una palazzina-roccaforte finché un varco, una soluzione, la si trova, comunque. Per Elisa.

Lei ha occhi grandi, ma che dico, enormi. Vi si specchia il mondo intero, che all’improvviso appare come dovrebbe essere: quieto e generoso.

Non è facile la vita, tra cure, terapie, ricerche di nuove vie per crescere e non sentire dolore, per trovare il modo di esprimersi. Senza voce, senza l’aiuto delle mani.

Il mondo attorno e lei che ride e ammicca.

Dopo tutto… no, prima di tutto è una bambina.

 


Illustrazione di James Jean

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