Il sapore non è un’immagine

Milano, alla seconda metà d’agosto, ha il trucco sfatto dell’estate che ha dato il suo tempo migliore. Dopo la pioggia di questa mattina le colano dal viso le ultime tracce di una storia che si era dipinta addosso per convincerci ad approfittare della vita, solo come Milano può permettersi di farlo, e così adesso dai maxi cartelloni pubblicitari penzolano brandelli sbiaditi di super offerte, ormai scadute da una quindicina di giorni, e tutto sembra irrimediabilmente perduto. Ormai ho imparato ad averci a che fare, con questa Milano limbale, che non è più e non è ancora. Che gli anziani camminano in mezzo alla strada, e potrebbero anche sdraiarcisi in mezzo, alla strada, tanto di automobili non ne passano. Se proprio ci tieni a vederla, qualche automobile, allora devi andare all’autolavaggio dei cingalesi (nuova gestione), oppure alla ricicleria della Bovisasca, dove coppie di mezza età accompagnano nelle bocche dei container ciò da cui è arrivato il momento di separarsi. Il solito traffico ruggente, quello che adesso è tutto confluito altrove, langue nella rara scia di un’utilitaria e da casa mia riesco addirittura a sentire i treni dello scalo ferroviario che è almeno a due chilometri da qui. La prossima settimana sarà già tutto diverso. Nel giro di una notte verrà stesa la nuova scenografia che non ci lascerà mai, nei prossimi mesi.

E io adesso non so se ho voglia di farcela ancora, a reggere a questa commedia (commedia si fa per dire). Perché tutto all’improvviso mi appare così insignificante, dopo aver ascoltato i racconti del luogotenente che accompagna i non vedenti sui ghiacciai, e del falegname che come volontario del servizio civile ha salvato la vita a due fratelli scivolati da un costolone del Lagorai. Dopo aver visto Dorotea attraversare ponti sospesi assistita da un finanziere-guida alpina che a ogni passaggio le porgeva la mano e tendendosela stretta stretta la faceva infine scivolare da un’altezza di cinque metri, sospesa a una carrucola.

Allora mangiavamo e riposavamo in una piccola tenda, rannicchiati nell’abbraccio delle vette. Questo sì aveva il sapore della vita.

montagne

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