Che ci piaccia o no

KeithÈ un periodo che ci va di ascoltare i Rolling Stones. “Like it” dispone lei, breve e concisa, nel suo stile. Io assecondo.

Tutte le volte penso a Bono Vox, e a quella intervista in cui lo sentii dire: “A noi non ci bastava dire It’s only rock-and-roll but I like it.”

Impegnato o meno che sia il rock, io mi rumino questo Like it.

Like it, senza il preambolo. Non c’è da spiegare niente, da giustificare alcunché.

Like it, senza quell’ “I” davanti, che trasforma la frase in una sorta di imperativo, quando si sa che questo modo per i verbi di gradimento è un controsenso. Eppure quante cose facciamo quotidianamente che non ci piacciono, ma le facciamo comunque, spesso non abbiamo molta scelta.

Allora come lo traduciamo? “Prendila così (non possiamo farne un dramma)”? Giriamo la cosa e invece dell’imperativo ci si può vedere un’esortazione: “Gradisci!”. Fai del tuo meglio, trova il buono anche dove non sembra che ci sia. Non si tratta di subire. Il soggetto di questo grande verbo che dura dal primo all’ultimo battito del cuore, anche se non lo vediamo, siamo noi.

“Strawberry fields forever”.

4 thoughts on “Che ci piaccia o no

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