Tu sei tu

tu seu tuL’oracolo arriva sempre al momento giusto. L’importante è essere sintonizzati. E la sintonia arriva dopo un paio di giorni di convivenza stretta, senza lo stacco delle ore di scuola, e dopo nonni e festa sui gonfiabili un prolungato cheek to cheek fatto di interminabili pranzi con mamma orso, papà orso, cucciolo orso e molteplici sessioni di cucina davanti al mini angolo cottura Ikea. L’attraversamento della piana della domenica pomeriggio vuole un bagaglio piccolo, piccolissimo. Così minuscolo che non ci entri nemmeno l’iphone, il ponte per l’altrove, per il non-sei-qui-ma-vorresti-esserci. “C’è tutto un mondo intorno”, ma tu intanto cerchi di convincere l’orsetto ad assaggiare una fetta di pizza di compensato. Al di fuori di Bookcity, delle maratone letterarie, in attesa che qualcuno voglia decidersi di pubblicare il libro che hai scritto e ogni volta che ci ritorni sopra ti pare sempre un po’ meno ben scritto.

Alla fine devi decidere cosa metterci, in questo bagaglio, che assomiglia più a una tasca piatta e che non si porta sulla schiena, ma appoggiata al centro del petto, e allora capisci che dentro c’è già tutto, ci sei tu e il mondo che ti attornia, quello vero, è la stanza in cui ti trovi.

Un agente letterario mi ha fatto sapere che per 150 euro mi avrebbe inviato una scheda indicandomi i pregi e i difetti del testo. Gli ho risposto che no, grazie, dopo tanta fatica cacciare fuori anche dei soldi mi sembrava un’idiozia. E non mi interessava dei difetti del testo. Facevano parte del tutto. Perché bisogna eliminare i difetti, a tutti i costi?

Forse avrei dovuto glissare. Ma ho un carattere mica tanto facile e ultimamente ho messo da parte la diplomazia e lo faccio parlare. Se fossi più amabile forse non sarei qui, se fossi più accondiscendente forse sarei già lì. Bla bla bla. Le mie spigolature, sono loro a proiettare le ombre. Le ombre creano tridimensionalità.

“Tu sei tu” mi ha detto l’oracolo, stamattina, pronto per andare a scuola con in testa baschetto di cotone, la sciarpa attorno al collo e la cerniera tirata fin sotto alla gola. Mi ha sorriso e non ha aggiunto altro, si è girata ad aspettare che aprissi la porta. E la serratura ha sferragliato e siamo uscite, ché erano già le nove.

Orario solare.

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L’illustrazione è di Pete Revonkorpi

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